Dalla pista alle gare in salita, una stagione di adrenalina, nuove sfide e crescita personale. Al suo fianco, anche GripMoto.it, per condividere una passione che va oltre il traguardo.
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Ci sono passioni che nascono tra i cordoli di un circuito e che, a un certo punto, spingono a cercare nuove sfide. È il caso di Davide Fioranelli, che nel 2026 ha deciso di mettersi alla prova nel CIVS, il Campionato Italiano Velocità in Salita, affrontando per la prima volta un mondo fatto di strade da scoprire, condizioni sempre diverse e un rapporto con il rischio che richiede consapevolezza, concentrazione e rispetto.
Durante questa stagione GripMoto.it ha accompagnato Davide in una nuova avventura, sostenendolo in un percorso che gli ha permesso di accumulare esperienza, conoscere meglio i propri limiti e scoprire un modo diverso di vivere le competizioni motociclistiche.
In questa intervista ci racconta cosa significa correre su strada, come si affrontano le difficoltà di una gara in salita e quanto contino la preparazione mentale, il feeling con la moto e la fiducia negli pneumatici. Senza dimenticare gli episodi che hanno segnato la sua stagione, gli insegnamenti raccolti lungo il percorso e i sogni che lo aspettano in futuro.
Perché, al di là dei tempi sul cronometro, ogni gara lascia qualcosa.
E ogni nuova sfida è un'occasione per crescere, in sella e non solo.
È stata sicuramente un'esperienza molto diversa rispetto alla pista. Fin dall'inizio ero consapevole che correre su strada avrebbe comportato dei rischi maggiori, quindi il mio primo obiettivo era soprattutto quello di correre senza fare danni e senza farmi male. Volevo affrontare questa esperienza con rispetto, senza farmi prendere dalla voglia di strafare.
A inizio stagione il mio obiettivo era molto semplice: arrivare alla fine del campionato senza farmi male e senza fare danni. Sapevo di entrare in un mondo nuovo e più rischioso rispetto alla pista, quindi non volevo avere fretta. Durante l'anno ho capito sempre di più cosa significa correre su strada e, anche se la voglia di migliorare c'era, ho cercato di non perdere mai di vista l'obiettivo con cui ero partito.
Direi sicuramente Lo Spino, che è stata anche la mia prima gara. Essendo il debutto nel CIVS rappresenta molto bene questa stagione: c'era tanta curiosità, tanto da imparare e soprattutto la voglia di capire cosa volesse dire veramente correre in salita.
Sicuramente Volterra, che tra l'altro era anche l'ultima tappa del campionato. È stato il weekend più difficile della stagione anche perché sono caduto. Non è mai bello chiudere un weekend in questo modo, soprattutto su strada, però anche esperienze del genere servono a capire dove si può migliorare e ti ricordano quanto sia importante non perdere mai il rispetto per questo tipo di gare.
Sì, quel momento c'è stato. Correre su strada mi è piaciuto molto e ci sono stati momenti in cui ho pensato che fosse proprio quello che volevo fare. Allo stesso tempo, andando avanti con la stagione, ho anche iniziato a pensare che forse prima sarebbe meglio fare ancora più esperienza in pista e crescere ulteriormente come pilota, per poi poter affrontare la strada con una preparazione maggiore.
Per me è stata una delle difficoltà più grandi. Ogni salita è completamente diversa dall'altra e devi adattarti continuamente non solo alle curve e alle pendenze, ma anche a tutto quello che trovi sulla strada: buche, dossi, sporco, cambi di asfalto e traiettorie diverse. Sono tutte cose che devi riuscire a leggere e capire velocemente. Non cambia solamente il percorso, ma praticamente tutto il contesto, quindi devi essere sempre pronto ad adattare la tua guida.
Cambia soprattutto l'approccio. In pista hai un ambiente più familiare e hai modo di prendere progressivamente i riferimenti. In una salita, invece, per me è stato importante non avere fretta e cercare prima di capire bene dove mi trovavo e cosa avevo davanti. Durante questa stagione ho cercato soprattutto di accumulare esperienza, senza voler anticipare i tempi.
Lo Spino, senza dubbio. Probabilmente conta anche il fatto che sia stata la mia prima gara nel CIVS, però è la salita che mi è rimasta maggiormente impressa e quella che mi è piaciuta di più durante la stagione.
La difficoltà più grande è stata adattarmi a tutto quello che fa parte di questo tipo di gare. Non solamente alla salita e alla guida, ma proprio a tutto il weekend. Anche cose che da fuori possono sembrare secondarie, come vivere praticamente sul ciglio della strada durante il fine settimana di gara, fanno parte dell'esperienza. È un ambiente completamente diverso dalla pista e bisogna imparare ad adattarsi anche a quello.
Gli direi: "Bravo". Bravo perché non si è fatto prendere dalla fretta e ha cercato in tutti i modi di portare a termine l'obiettivo che si era dato all'inizio della stagione. Penso che la cosa più importante sia stata proprio questa: fare esperienza senza voler dimostrare tutto subito e arrivare alla fine dell'anno avendo imparato qualcosa in ogni gara.
È una sensazione particolare, soprattutto di adrenalina. Per quei pochi minuti sembra quasi che quella strada sia tutta mia. So che normalmente è aperta al traffico, mentre in quel momento davanti a me ho solo il percorso e devo pensare esclusivamente a guidare.
Cambia moltissimo, anche nel modo di guidare. Non puoi utilizzare esattamente la stessa tecnica che useresti in pista. Per esempio, spostarsi troppo con il corpo può diventare un pericolo perché sulla strada hai tutto molto più vicino. Inoltre il grip è generalmente inferiore, quindi bisogna necessariamente tenersi un margine maggiore.
Mette sicuramente più pressione. Hai poco tempo e poche possibilità per ottenere il risultato, quindi sai che non puoi permetterti di aspettare diversi giri per trovare il ritmo. Quando parti devi cercare di essere subito concentrato e fare bene quello che hai preparato.
Conta tantissimo ed è un vantaggio enorme, soprattutto per chi frequenta questo campionato da molti anni. Conoscere una strada significa sapere non solamente dove sono le curve, ma anche dove puoi trovare una buca, un dosso, un cambio di pendenza o un punto con meno grip. Sono dettagli che fanno una differenza enorme quando devi cercare il tempo.
Preferisco sicuramente una salita che conosco bene. Quando sai cosa ti aspetta riesci ad avere molta più fiducia, puoi concentrarti maggiormente sulla guida e iniziare a lavorare sui dettagli, invece di dover ancora capire cosa troverai dietro ogni curva.
Quando non conosci bene la strada fai molta più fatica a dare gas, perché non sai sempre esattamente cosa troverai davanti. A quel punto devi anche fidarti della moto e soprattutto dei freni: se hai valutato male qualcosa, speri che almeno loro riescano a tirarti fuori dai guai!
Incidono tantissimo. La cosa particolare è che le condizioni possono cambiare anche durante lo stesso weekend. Con le prove la strada tende a gommarsi e il grip migliora, ma poi viene riaperta alla circolazione, si sporca nuovamente e magari il giorno dopo trovi condizioni diverse. Quindi devi essere pronto ad adattarti continuamente e non dare mai per scontato che il grip sia quello che avevi trovato nel passaggio precedente.
Quest'anno direi soprattutto Deruta e Volterra, ma per motivi diversi. A Deruta ho trovato l'asfalto particolarmente scivoloso, mentre Volterra era molto impegnativa per i dossi. Infatti proprio a Volterra sono caduto dopo aver preso un dosso durante un cambio di direzione. È uno di quegli episodi che ti fa capire quanto anche una piccola irregolarità della strada possa fare la differenza.
La prima cosa che penso, quasi sempre, è: "Sono vivo, è andata bene!". Poi guardo il tempo e dopo pochi secondi parte subito il pensiero opposto: "Caspita, potevo fare di più". Credo faccia parte della mentalità del pilota: prima sei contento di aver concluso bene la salita, poi inizi immediatamente a pensare dove avresti potuto guadagnare qualcosa.
Direi Lo Spino. Per me è una tappa obbligatoria per chi vuole capire davvero cosa significa vedere una gara in salita dal vivo. Il percorso, l'atmosfera e il contesto fanno capire molto meglio di qualsiasi video cosa sia realmente il CIVS.
Conta più di tutto. Puoi essere veloce quanto vuoi, ma se non riesci a gestire la testa rischi di compromettere tutto. Su strada ancora di più, perché non si tratta solamente di fare il tempo: devi anche essere abbastanza lucido da capire dove puoi spingere e dove invece devi lasciare un margine.
Preferisco stare da solo e concentrarmi. In alcuni casi ascolto anche musica, perché mi aiuta a isolarmi da quello che succede intorno e a entrare nella mia bolla. Non direi che provo ansia: è più una concentrazione molto forte su quello che sto per fare.
La tensione c'è sempre, ed è normale che ci sia. Non è un gioco: quando corri su strada sai che puoi farti male. Secondo me è giusto sentirla, perché ti ricorda che quello che stai facendo richiede rispetto e attenzione. L'importante è che quella tensione non prenda il sopravvento sulla concentrazione.
Quando percepisco la paura o penso al rischio cerco semplicemente di metterlo da parte. Se iniziassi a pensare continuamente a tutto quello che potrebbe succedere sarebbe impossibile guidare forte. Cerco quindi di concentrarmi solamente su quello che devo fare in quel momento: guidare, prendere i miei riferimenti e pensare alla strada davanti a me.
Sì, a Deruta. Scivolava talmente tanto che prima di partire ho pensato: "Oggi la Panigale non torna a casa sana". In quelle condizioni capisci subito che non puoi guidare come se avessi un grip perfetto e devi adattarti, anche accettando di lasciare qualcosa sul cronometro.
Penso di essere cresciuto molto da questo punto di vista. Una volta probabilmente mi sarei arrabbiato molto di più. Adesso cerco prima di tutto di trovare un lato positivo, anche quando non è semplicissimo trovarlo, e poi provo ad analizzare quello che è successo per capire dove ho sbagliato e cosa posso fare diversamente la volta successiva.
È probabilmente una delle cose più difficili. Il limite lo senti, ma su strada devi anche avere la lucidità di capire quando non vale la pena superarlo. Devi andare forte lasciandoti sempre quel piccolo margine che ti permetta di reagire a una buca, a un dosso, a una perdita di grip o a qualcosa che non avevi previsto. Non puoi ragionare come se fossi in circuito.
Saperlo gestire. Il coraggio serve, altrimenti probabilmente non saresti nemmeno lì sulla linea di partenza, ma il vero valore sta nel riuscire a controllarlo. Avere troppo coraggio e non sapere quando fermarsi può diventare un problema, soprattutto su strada.
Sicuramente la caduta di Volterra. Mi ha insegnato che non devo entrare in gara portandomi dietro nervosismo, cattiverie o cose negative successe magari poco prima. Quel giorno sono entrato con più rabbia del solito, ho preso un dosso durante un cambio di direzione e sono caduto. Mi ha fatto capire quanto sia importante arrivare alla partenza con la testa pulita, perché anche quello che hai dentro può influenzare il modo in cui guidi.
Secondo me chi sa andare davvero forte su strada è soprattutto quello che riesce a evitare il rischio inutile. Sa riconoscere il limite e cerca di non superarlo, perché è consapevole delle conseguenze che può avere un errore. Un pilota può essere velocissimo, ma se per esserlo deve rischiare continuamente probabilmente prima o poi ne pagherà il prezzo. Su strada la vera difficoltà è riuscire ad andare forte mantenendo sempre lucidità e rispetto per quel limite.
È molto importante, soprattutto perché hai pochissimo tempo per capire la moto e il percorso. Se non hai subito un buon feeling rischi di fare scelte sbagliate o di forzare in situazioni in cui sarebbe meglio aspettare. Su strada preferisco capire prima cosa mi sta comunicando la moto e poi iniziare a spingere.
Può cambiare parecchio. Dipende molto dal grip, dal tipo di asfalto e da quanto la strada è sconnessa. Non puoi pensare di utilizzare sempre lo stesso setting: se trovi un percorso molto diverso dal precedente devi essere pronto a rivedere alcuni aspetti della moto per adattarla meglio alle condizioni.
Per me sono la cosa principale. Devono essere gomme buone, nelle condizioni giuste e soprattutto alla temperatura corretta. Tutto quello che fai passa da quei pochi centimetri di gomma che toccano l'asfalto, quindi se non hai fiducia nelle gomme diventa difficile avere fiducia anche nel resto della moto.
Cambia tantissimo. A Deruta, per esempio, la strada era sporca e molto scivolosa, quindi dovevo cercare di piegare meno possibile e guidare in modo più pulito. In quelle condizioni anche avere una gomma intagliata adatta alla situazione diventa fondamentale. Non puoi guidare come se avessi sempre un asfalto perfetto sotto le ruote.
È fondamentale. Devi riuscire a capire quello che la gomma ti sta comunicando prima che sia troppo tardi. Con la Pirelli Supercorsa SC1, per esempio, mi trovo bene proprio perché sento che tende ad avvertirmi prima di mollare completamente. Avere quel tipo di feedback ti permette di capire dove sei con il grip e di non superare il limite senza accorgertene.
Può cambiare tantissimo. Ho lavorato molto sulle pressioni durante la stagione, soprattutto a Spoleto. Lì faceva così caldo che avevo continuamente problemi di grip al posteriore. Lavorare sulla pressione è stato fondamentale per cercare di trovare una finestra in cui la gomma riuscisse a lavorare meglio.
Per me è importantissimo. Al posteriore puoi anche riuscire a gestire una perdita di grip, ma quando perdi veramente l'anteriore spesso non hai più molte possibilità di recuperare, soprattutto su strada. Per questo ho bisogno di sentire bene cosa sta facendo davanti: se non mi fido dell'anteriore faccio molta più fatica a spingere.
Per il momento no. Sicuramente con più esperienza e provando più soluzioni potrò iniziare a percepire ancora meglio anche differenze molto piccole, ma durante questa stagione non mi è capitata una situazione così evidente.
Senza dubbio le gomme. Sono sempre stato così, non solamente nel CIVS. Prima voglio avere delle gomme buone, poi viene tutto il resto. Preferisco guidare una Hornet con delle ottime gomme piuttosto che una Panigale con delle gomme pessime. Puoi avere tutto il motore e tutta la ciclistica che vuoi, ma se non ti fidi delle gomme non riesci davvero a sfruttare nulla di tutto il resto.
Abbastanza sollevato, soprattutto perché la prima cosa è sapere di aver portato a termine la salita. Subito dopo, però, parte già l'analisi: penso a quello che ho fatto, a dove potevo migliorare e a cosa avrei potuto fare diversamente per andare più forte.
Influenza sicuramente la vita quotidiana perché devi cercare di essere più allenato, concentrato e preparato. Nel CIVS però la salita in sé è molto breve, quindi non richiede uno sforzo fisico gigantesco come potrebbe sembrare. Per me conta molto di più arrivare mentalmente pronto e riuscire a mantenere la concentrazione in quei pochi minuti.
Probabilmente adattarmi a tutto quello che c'è intorno alla gara. Nel CIVS siamo letteralmente sulla strada e spesso non hai tutte le comodità o le utenze che avresti in un circuito. Devi organizzarti, adattarti e riuscire comunque a vivere bene il weekend e arrivare alla gara concentrato.
Mi dà quella cattiveria, quella difficoltà e quella sensazione di dover sempre cercare di superare un limite. Non è qualcosa per tutti, ed è proprio questo che mi piace. La moto ti mette alla prova continuamente e richiede rispetto, concentrazione e voglia di migliorarti.
In primis direi me stesso, perché sono io che ho deciso di provarci e ce l'ho messa tutta per portare avanti questo percorso. Ma subito dopo sicuramente la mia ragazza, che mi ha supportato dal giorno zero e mi è sempre stata vicina.
Conta tantissimo. Avere vicino le persone giuste fa una differenza enorme, soprattutto nei momenti in cui le cose non vanno come vorresti. Quando hai qualcuno che continua a credere in te riesci anche tu a guardare una giornata negativa in modo diverso e a trovare la motivazione per continuare.
Cambia tantissimo. Me ne sono accorto soprattutto nell'ultima tappa del campionato: quando hai il team giusto dietro, tutto diventa più semplice. Puoi concentrarti molto di più sulla guida, sapendo che ci sono persone di cui ti fidi che si occupano del resto. Questo ti toglie tanti pensieri e ti permette di arrivare alla partenza con la testa più libera.
Sicuramente ho imparato cosa significa essere davvero in competizione e soprattutto a gestire meglio le mie emozioni. Le gare ti mettono in situazioni in cui devi controllare nervosismo, rabbia, pressione e delusione, e penso che imparare a gestire queste cose mi stia aiutando anche fuori dal mondo delle moto.
Il mio obiettivo è continuare a correre, ma non solamente su strada. Adesso mi piacerebbe fare più esperienza anche in pista, perché penso possa aiutarmi a crescere come pilota e a diventare più completo. Voglio continuare a guidare e a mettermi alla prova in contesti diversi.
Sicuramente vorrei tornare a correre Lo Spino. È stata la mia prima gara nel CIVS ed è anche la salita che mi è rimasta più impressa durante la stagione. Tornarci con più esperienza sarebbe molto interessante, soprattutto per capire quanto sono cresciuto rispetto alla prima volta.
In questo momento mi piacerebbe soprattutto provare seriamente la pista. Dopo l'esperienza nel CIVS sento che potrebbe essere il passo giusto per continuare a crescere, lavorare sulla tecnica e fare più esperienza in un ambiente diverso dalla strada.
Sicuramente salire sul podio e, ancora di più, riuscire a vincere. Arrivare a giocarmi una gara per il primo posto sarebbe una grande soddisfazione e mi farebbe sentire che tutto il lavoro e i sacrifici fatti hanno avuto un senso.
Sinceramente non riuscirei a sceglierne una sola. Mi va bene praticamente qualsiasi posto, purché possa correre. La cosa che mi interessa davvero è essere sulla moto, partire e avere davanti una gara in cui mettermi alla prova.
Mi piacerebbe vedermi in pista, all'interno di un campionato, a lottare per il primo posto. Non semplicemente partecipare, ma essere competitivo e avere la possibilità di giocarmi le vittorie.
Il sogno più grande sarebbe sicuramente guidare una MotoGP. Anche solo avere la possibilità di salire su una moto di quel livello e provare cosa significa guidare il massimo della tecnologia e delle prestazioni sulle due ruote sarebbe qualcosa di incredibile.
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Una salita |
Lo Spino |
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Una curva |
Il Curvone di Misano |
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Una moto |
Panigale |
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Una gomma |
Pirelli Supercorsa SC1 |
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Una gara indimenticabile |
Lo Spino |
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Il momento più adrenalinico |
La mia prima road race |
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La cosa che temi di più prima di partire |
Rovinare la moto |
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La cosa che ami di più delle gare in salita |
Il rapporto che si crea nel paddock dopo la gara |
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Il tuo pregio da pilota |
Riesco ad adattarmi velocemente alle condizioni |
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Il tuo difetto da pilota |
Tendo ad anticipare troppo le curve |
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Un pilota che ammiri |
Valentino Rossi e Pecco Bagnaia |
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Una parola per descrivere questa stagione |
Stratosferica |
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Una parola per descrivere Davide Fioranelli |
Tenace |
Penso soprattutto a una cosa: dare gas senza fare minchiate. In quel momento cerco di togliere dalla testa tutto il resto e concentrarmi solamente su quello che devo fare. So che devo andare forte, ma so anche dove mi trovo e quanto può costare un errore.
Non ho mai voluto rischiare troppo. Alla fine la vita vale più di una salita e più di qualsiasi secondo sul cronometro. Ovviamente quando corri cerchi sempre di migliorarti e di andare più forte, ma per me deve esserci comunque un limite. Quel secondo in meno non vale la pena se per trovarlo devi superare completamente il margine di sicurezza.
Gli direi che deve venirla a vedere perché è tutto incredibilmente vicino e naturale. È quasi come trovarsi su un passo di montagna e vedere dei pazzi correre fortissimo davanti a te, però in un contesto di gara. Sei vicinissimo alle moto, ai piloti, al rumore e a tutto quello che succede. È un'esperienza completamente diversa rispetto a guardarla attraverso uno schermo.
Ducati Desmosedici
Pirelli Supercorsa SC1
"Non bisogna mai arrendersi."
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